Genesi di “Quelli che… il cinema…”

Questo blog nasce dall’idea di condividere la mia (e spero anche vostra) passione ‘viscerale’ per il Cinema, inteso come luogo: uno spazio “neutro” in cui si entra in punti di piedi, in segno di rispetto e ossequio verso il film che si andrà a vedere, e anche verso tutte le persone che ne hanno fatto parte per realizzarlo. Il luogo, che potremmo definire come una sorta di chiesa “laica” in cui ci si siede, scegliendo il posto più comodo per vedere ed ascoltare, si “prega” (a volte alcuni lo fanno, come il sottoscritto) che il film sia piacevole e scorra tranquillamente, senza che si alzi il polso ogni cinque minuti, per vedere quanto manca alla fine, che non si riveli una brutta sorpresa rispetto a ciò che si è letto nelle variegate riviste del settore, e non solo. All’interno della sala cinematografica, si viene “avvolti” dal film, e guidati verso un percorso narrativo che suscita emozioni a volte contrastanti tra loro. Si piange, si ride, si riflette, si ha paura, a volte si pensa ad altro tranne che al film, si vorrebbe uscire dalla sala, ma la curiosità di come andrà a finire, è tale che si rimane incollati alla poltrona in modo inconscio. Il Cinema è per definizione “La Settima Arte”, raccoglie ad esso tutte le altre. Il silenzio diventa sostanza, che purtroppo non si ritrova fuori dalla sala, nel mondo esterno. Quel mondo esterno, fatto di quel “reale fittizio” che spesso stride con il mondo della celluloide, anzi del digitale ora, fatto di una “finzione reale” propria del Cinema, in cui tutto sembra “vero”, e invece la finzione che già si conosce, non è tale. La “Fabbrica dei Sogni”, in cui tutto si pensa, si costruisce, si realizza e poi si disfa, il tutto mettendo in atto escamotage più o meno nascosti, in modo da percepire che il tempo sia realmente vero, oppure si vorrebbe che lo fosse, tutto mentre si sta seduti, inchiodati alla poltrona. Il tempo in quanto tale, nel Cinema non esiste, già all’inizio del film, si annulla. Lo spazio-tempo, come una sorta di incantesimo, annulla in un istante, tutti i problemi più disparati che si hanno nell’altro “tempo”, quello reale-fittizio. Si gioca spesso con il tempo, si vivono periodi storici passati, presenti, futuri e futuribili, in cui ci si immagina come sarebbe se ciò accadesse nella realtà, o se ciò sarebbe meglio che non accada mai, dipende dalla storie narrate. Anche il film, in fondo non ha un tempo. Ha un tempo preciso che si può definire nella data di uscita nelle sale, è come un fil rouge, dura nel tempo. La vita di un film inizia proprio nel momento in cui la stessa si conclude nelle sale, e da quel momento si avvia verso un nuovo percorso. Si tramanda tra generazioni, spesso si operano chirurgicamente, operazioni di “restyling”, affinché possa essere visto come se fosse una “prima visione”, in modo tale da riprodurre le stesse emozioni nelle nuove generazioni, come se fosse una fiaba raccontata e vissuta in prima persona, non più in terza. Tutto questo può essere considerato qualcosa di magico, perché provoca stupore, di qualunque tipo esso sia. Ma in fondo, se il Cinema è da sempre definito “La Fabbrica dei Sogni”, il sognare è una forma di magia, in cui tutti noi possiamo creare un nostro mondo, dove mai nessuno, al di fuori di noi stessi, potrà entrare fino in fondo.